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"Quello è uno ingrado di bere una una tanica di benzina e venirti a pisciare sul fuoco del campo,quello è uno che puoi scaricare al circolo polare con un paio di mutande e uno spazzolino da denti, e l'indomani te lo trovi nella tua piscina con un sorriso grosso cosi' e un sigaro fra le dita: quello è un grosso professionista ,se raggiunge questo impianto finiremo tutti in un buco nero in mezzo all'Alaska." "Io non direi che fosse un cativo ufficiale, voleva bene ai suoi ragazzi e con lui ci si sentiva protetti. Era uno che aveva carisma, come si diece, quella specie di luce intorno e si capiva al volo che no si sarebbe fatto neanche un graffio, lì."

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domenica, 02 settembre 2007

Sono stanco, anzi stufo.Gli ultimi minuti dei viaggi sono sempre i più noiosi. I giornali li ho già letti, i fumetti pure e non mi azzardo neanche a cominciare qualche ragionamento per paura che l’arrivo me lo interrompa sul più bello. Mi avvicino al finestrino con la fronte per guardare fuori. Roma è gialla quando si arriva in treno di notte.Gialla la luce dei lampioni, gialli i palazzi, gialle sembrano persino le luci delle macchine.Vedo superare la stazione Tiburtina decido di alzarmi anche io come quasi tutti gli altri passeggeri.Lascio i giornali, prendo i fumetti e il mio borsone blu scuro dal vano bagagli sopra i sedili.Gli scambi delle rotaie fanno rumore sotto i piedi, fanno rumore e ti fanno cadere. Riprendo l’equilibrio e nel farlo mi volto per l’ultima volta a guardare la ragazza della fila accanto.E’ carina con la fascia nera. Ha tutta l’aria di essere una studentessa fuori sede. Scienze della comunicazione o lettere direi.Sono arrivato. Il treno si ferma, la gente si accalca all’uscita.Appena sono fuori faccio un bel respiro. Inconfondibile l’odore della stazione termini: traversine, disinfettante e primavera romana. Sono felice di essere tornato. Mentre cammino verso la testa del binario cerco con lo sguardo Alessandro, dovrebbe essere venuto a prendermi.Lo vedo appoggiato ad una colonna, la sigaretta in bocca la testa in una nuvola di fumo.

-Bella Massimo!-mi sorride, io mi avvicino sono contento di rivederlo.Dallo sguardo capisco che sta per dirmi una cavolata delle sue:

-A guardia infame!- ride,-sei tornato all’ovile!

Ci salutiamo come abbiamo sempre fatto dandoci due baci, come si salutano i parenti ma ormai anche gli amici.

-Dammi una sigaretta, mi sto fumando addosso e portami a mangiare qualcosa-gli dico mentre mi sistemo il borsone sulla spalla.

In macchina parliamo del più e del meno. Mi racconta della sua nuova vita da medico specializzando al Policlinico Umberto I° di Roma, ma soprattutto mi dice che ha passato tutta la Domenica pomeriggio a guardare le partite e a giocare ad Unreal Tournament, un gioco sul PC nel quale spari bombe atomiche e missili laser ai tuoi avversari in rete. Dopo cinque minuti arriviamo alla Pizzeria Formula 3, quartiere San Lorenzo.Ci sediamo fuori e ordiniamo da mangiare.

-Quanto rimani a Roma?-mi chiede ad un certo punto.

-E che ne so! Finchè non mi cacciano?

-E dove lavorerai?

-Al commissariato Trevi Campo Marzio, quello che sta al centro, vicino al Pantheon

-E lo comandi tu?

-Sono commissario ma non comando i commissariati!- rido-Figurati se lì fanno comandare me…

-In effetti…- ride anche lui, si accende una sigaretta-E ce l’hai un nome in codice, tipo “falco a centrale passo e chiudo”?

-Trevi 06. 

-Trevi 06? Ma è bruttissimo! Potevi fartene dare uno più cazzuto! Chessò Trevi 007 a sto punto.

Non ha tutti i torti Trevi 06 è proprio ridicolo.

postato da: trevizerosei alle ore 22:19 | link | commenti
categorie: fiction, romanzo, commissariato, trevizerosei